Chi di noi non ha mai scritto qualcosa su un viaggio, sia pure un rigo su una scatola di sigarette?
I viaggi non si dimenticano, come gli amori e i dolori, da qualche parte si lascia sempre una traccia.
Non parlo mica di viaggi transcontinentali, di mete esotiche o paradisi terrestri tra resort e grattacieli sull’acqua, parlo di quei viaggi che spesso si fanno con quattro cose infilate in un zaino e il cuore in gola ogni volta che qualcuno ti rivolge la parola; dei vagoni affollati e i viaggi notturni all’interno di improvvisati vagon-lit; di autostop, di campeggi di bivacchi e comitive improvvisate; di amori consumati in poche ore e di amori che hanno superato distanze chilometriche. Ma non solo.
Parlo anche di brevi viaggi, di un giorno, un pomeriggio, di un viaggio fuoricittà o a perditempo tra le stazioni di una metropolitana. Un viaggio può essere l’occasione per diventare quello che si vorrebbe essere, per conoscere la persona giusta, per prendere un’altra strada, per non tornare. Un viaggio è cambiare la propria vita,lasciarsi tutto alle spalle e ricominciare.
Io il mio viaggio indimenticabile lo feci intorno ai vent’anni, durò qualche mese e furono tra i più belli. Non mi mossi di casa. Feci proprio come scrive M.Proust nell’incipit della propria recherche du temps perdu, “ per molto tempo mi coricai presto la sera”. 
Ed io infatti andavo a letto subito dopo cena . Durante quei mesi mi tuffai nelle pagine dei sei volumi della ricerca proustiana e nelle coperte del mio lettone nella bella casa di Napoli; con gli occhi seguivo le lettere e le pagine, con la mente le mille acrobazie concettuali di M.Proust e con tutto me stesso mi calavo nelle splendide atmosfere della Parigi di inizio Novecento. Non dimenticherò mai il profumo di stampa fresca di quei libri che mi arrivarono per posta, chiusi nel
loro cofanetto e nuovi di zecca.
Ognuno ha la storia che si merita e il viaggio che è scritto nel suo destino,quello che è veramente suo al di là delle mete,delle distanze e della compagnia.
Ci sono anche viaggi che fanno altri, ma è come se fossero anche nostri.
Questa canzone di Fabio Concato la dedico agli alunni della 5/AC alle prese con un saggio breve sul tema del viaggio.

