Gheddafi non molla ed è disposto a morire anziché lasciare il paese in mano agli insorti. Qualcuno cui serve far propaganda interpreterà la decisione del rais come un segno di coraggio, altri invece guarderanno il gesto come quello di chi è convinto di lottare per una giusta causa, nel caso di Gheddafi si tratterebbe di difendere i principi di una rivoluzione iniziata nel 1969 con la deposizione del re Idris.
In realtà, non vedo dietro l’ostinazione di Gheddafi principi da difendere né legittimi interessi di una parte del popolo che ancora muore per lui, vedo invece quell’egoistico e cieco attaccamento del padrone alla sua roba, consistente in cose, mezzi e persone. Un dittatore ancora oggi è mosso dallo stesso principio che animava i sovrani medioevali, convinti non solo che il loro potere discendesse direttamente da Dio al quale solo dovevano render conto, ma che gli appartenesse, per volontà dello stesso, anche l’ultima zolla di terra del proprio regno, nonché la vita stessa di ogni suddito.Si tratta della sopravvivenza dello Ius Quiritium, il diritto più antico dei romani, strettamente connesso con la religione e rivelato dai pontefici, che nessuna democrazia potrà mai cancellare dalle menti malate di uomini come Gheddafi.
Ora il rais è solo rinchiuso in qualche buco non lontano da casa sua, intorno al lui ci saranno i figli, la moglie gli uomini che gli sono più riconoscenti insieme a qualche tonnellata di oro e un aereo pronto a decollare.Non mancheranno certo quadri e sculture raffiguranti il dittatore. Simboli del potere e proprietà, cose uomini e mezzi che gli appartengono come gli appartiene l’ultima goccia di sangue di chiunque si dichiari pronto a servirlo fino all’ultimo, in nome di un diritto che affonda le sue origini nella notte della storia, un tempo in cui la vita e la morte di un uomo erano nelle mani di alcuni, come Gheddafi, Assad, ed altri che ancora ci degnano della loro presenza.
hanno segnato la fine dell’era Bush, (ammesso che nn combini qualche altro guaio proprio in questi ultimi giorni), scarpe come si è visto che per sfortuna(nostra!) nn lo hanno colpito, ma che hanno avuto l’effetto di siglare pittorescamente l’ altrettanto pittoresco discorso di commiato di Bush ai poveri soldati in Iraq.
L’episodio invece che vide le scarpe protagoniste fu quello che si svolse il 12 ottobre 1960, 902° incontro della 15^ Assemblea Generale delle Nazioni Unite, i delegati discutono la “Dichiarazione sulla concessione dell’indipendenza ai paesi ed ai popoli coloniali” presentata