ScuolaReport

Il Blog d'informazione scolastica del Prof. Giuseppe Bettoliere

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Archivio per la categoria ‘storie di prof’

Misteriose presenze

Pubblicato da scuolareport su dicembre 28, 2011

Eccomi ancora attaccato alla tastiera, quando non penso scrivo e ovvimente m’illudo cheuna cosa possa sostituire l’altra. Ma non è proprio di me che voglio parlare, piuttosto di un aspetto del mio lavoro che non voglio più nascondere. 

Con gli alunni credo che a volte bisogna tacere, dargli una seconda possibilità, qualche volta anche una terza. Cosa penseranno di te? Come ti giudicheranno? Faranno una smorfia o un sorrisino? Verrebbe da ignorarli, ma il nostro lavoro non ce lo permette e  finisce sempre che bisogna continuare comunque la partita anche quando si sta perdendo.

Ci resta la consolazione di pensare che poi gli alunni capiranno,daranno finalmente il senso giusto ai tuoi silenzi e ti riserveranno in un ipotetico domani quella gratitudine che invece ti servirebbe oggi….. per andare avanti.

Dunque taceree avere talvolta la fortuna di scambiare  un’occhiata d’intesa con uno di loro, l’unico/a che ti ha capito che ha pensato che dietro il tuo  silenzio e le tue sviste ci sia una buona strategia e ti fissa andando un più avanti con lo sguardo, oltre la cattedra dietro alla quale sei seduto,la sedia coi braccioli, la parete con o senza il crocifisso, la stessa lavagna.

Quello sguardo mi basta perchè  io m’illuda che quello che faccio non sia inutile e mi fa sentire come il protagonista di una segreta intesa, o di  aver intuito qualcosa di geniale scambiando semplicemente un fruscio per un battito d’ali verso il cielo.

Pubblicato in: storie di prof | 3 Commenti »

(S)vaghezze

Pubblicato da scuolareport su febbraio 27, 2011

A volte per distrami un po’ penso agli alunni. Non mi porto il lavoro a casa anche quando non dovrei, non cerco audaci strategie educative, lo faccio come ho già detto solo ed esclusivamente per distrami un po’. Visto dunque che lo svago è lecito a tutti, anche a noi insegnanti malgrado la Gelmini, comincio liberamente a divagare.

Penso a ciò che potrebbero essere se non fossero alunni,nelle ore ovviamente in cui sono alunni e a quello che potranno essere quando non saranno più alunni. E comincio da me stesso. Mi guardo con gli occhi della memoria seduto nel banco della scuola elementare.

Ricordi pochi, scene ricostruite grossolamente. Viene spesso in mente un ragazzetto con la francia che gli scendeva quasi davanti agli occhi, uno sguardo audace, le guance arrossate e il colletto del grembiule spostato un po’ come dopo una corsa, una lotta con un amico, un gioco di gruppo.

Si passa poi alla medie, saltando volutamente gli esami, il primo bacio, la coscienza di essere mio malgrado uno fra tanti.

Alle medie ho tra gli altri un ricordo più nitido : quello di essere stato il primo della classe in una classe dove nessuno studiava. Metto ancora sullo stesso piatto la soddisfazione di mia madre e i miei dubbi. Avevo uno spirito critico e nient’altro,se escludiamo una vaga superbia che derivava più dall’essere figlio unico che da particolari doti innate o acquisite. Questa vaga sensazione di superiorità si rifletteva soprattutto nel fiero portamento e nell’attenzione che riservavo al mio aspetto fisico. Se ero bello non so ma mi sentivo forte e pieno di possibilità.

Al liceo questa tendenza si andava concretizzando: mi sentivo fatto per stupire. Seguivo mode radical popolare che mai coincidevano con l’abbigliamento più sobrio e selezionato dei miei compagni di classe. Studiavo poco ma non  mi facevo mai cogliere impreparato, sviluppavo un senso della vita tra l’eroico e lo stravagante.Riflettevo molto,accumulavo letture su letture, spesso confondevo il mondo con la fantasia: credo però  che spesso ottenessi ciò che volevo. Mi vedo correre ancora in vespa, con una collanina d’oro al vento,come il più selvaggio e spericolato tra i giovani napoletani.

Parto da ciò che ero per capire se ci fossero già i segni di ciò che sono e li trovo veramente tutti, alcuni ancora lì scritti sulla  faccia altri più nascosti nelle pieghe delle consuetudini e degli obblighi sociali.

Con gli alunni ovviamente azzardo previsioni,cerco indizi, faccio riflessioni, butto giù ipotesi che sono teoremi che difficilmente potrò dimostrare.

Eppure dietro questo gioco, lo svago si fa cosa seria si passa da un dettaglio all’altro, da una persona ad un’altra persona e come una catena di S.Antonio si arriva a cose inaspettate.

Mi prende come un’ansia pensando che tra centinaia e centinaia di alunni con i quali ogni anno entrerò in contatto mi possa capitare uno di talento, un vero genio e che io distratto non riesca a comprenderlo, a lasciarmelo così sfuggire come capita con certi bei ricordi che non vorresti mai dimenticare e mi tormenta il pensiero che lui poi da grande nemmeno si ricordi di me.

E prendo di nuovo a pensarci ripetendo questo gioco, cercando tracce,indizi, collegando il possibile all’inverosimile come fanno certi che non vogliono rassegnarsi alla routine, alla vita comune,all’essere uno fra tanti.

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Un nuovo inizio

Pubblicato da scuolareport su settembre 8, 2009

Per noi prof itineranti l’inizio dell’anno scolastico è sempre qualcosa di nuovo. Haimè troppo nuovo!!

Si comincia con lo svegliarsi un’ora prima perchè nn sai mai quando tempo impiegherai per trovare l’ubicazione della nuova scuola. Colleghi nuovi.

All’inizio sono tutti simpatici e disponibili, poi inesorabilmente nascono le prime controversie, simpatie e antipatie, neanche il tempo di provare a capirli che l’anno scolastico è già finito. Raramente mi è capitato di farmi un amico.

Veniamo poi a al lavoro vero e proprio, o almeno a quello sulla carta. Di solito, ti affibbiamo le classi peggiori,tanto sei l’ultimo arrivato.

Nn so perchè ma ho la sensazione che tutti si aspettano di vederti arrivare grasso, sudato con le bretelle e la borsa di cuoio consumata e consunta.

Quando al primo collegio docenti dici la tua ti guardano come se fossi caduto dal cielo.

Ma gli aspetti positivi nn mancano. Per fortuna!!

Tra questi c’è quel mondo nuovo che ti aprono innanzi gli alunni. prof

Gli alunni sono diversi a secondo della scuola, del territorio dove essa è ubicata:città,provincia,circoscrizione,via, vicolo………

Ti basta girare per le aule vuote nei primi giorni di settembre per fiutarne l’essenza. Poi ci sono i bagni, i muri dell’ingresso, il cortile persino l’asfalto antistante porta una certa impronta.

Poi ci sono le prime conferme (e smentite). Gli esami di settembre te li mettono sotto il naso gli alunni e allora cominci a capire.

Li guardi come si vestono, come camminano,come parlano e come urlano. Studi i visi e sembra che ogni posto fabbrichi i propri visi. E nn solo.

Prima che inizi la scuola ti sei già fatto un’idea precisa sul tipo di alunno con i quali lavorerai, salvo prendere un abbaglio. prof

C’è infatti quello nascosto fra gli altri, che assomiglia a tutti e a nessuno. Sembra proprio quello che ti aspettavi, ma nn lo è.

E’ un alunno che nn capisci come sia arrivato lì, se è o nn è quello che sembra o forse nn è quello che tu, povero prof previsionista, ti aspettavi.

Quando inizia la scuola, per noi prof itineranti, si apre ogni volta un nuovo mondo.

Il primo giorno di scuola, lo ammetto, mi trema sempre un po’ la voce.

Buon inizio a tutti.

Pubblicato in: storie di prof | 2 Commenti »

 
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