Le olimpiadi ormai si sono concluse e nel Tibet nn è successo niente. Cioè è successo molto, ma nn quello che noi ci aspettavano. Intanto è successo che la repressione ha agito secondo copione. Ci sono stati arresti, rappresaglie, morti, ma poco o nulla si è saputo. Quindi tutto ha funzionato come l’autortià cinese si aspettava che funzionasse.
Poi è successo che nessun accordo politico è stato preso tra i due governi, come sembrava auspicarsi all’inizio di queste olimpiadi.
In pratica un fallimento.
I tibetani si aspettava che la vetrina internazionale delle olimpiadi servisse a portare agli occhi di tutto il mondo la loro condizione di popolo oppresso, ma soprattutto che qualcuno tra gli stati che difendono la libertà e la democrazia a spada tratta in altre parti del mondo (vedi Iraq, Afghanistan,Georgia ecc) si preoccupasse un po’ anche di loro, si facesse insomma qualcosa.
Ma la Cina è ormai la nazione economicamente più potente del mondo e nessuno penserebbe mai di farsela nemica. E così Bush insieme agli altri capi di stato va in Cina a salutare l’inizio delle olimpiadi e ovviamente anche i governanti cinesi(forse anche a concludere qualche buona alleanza economica, e perchè no?!).
Durante le olimpiadi nn trapela quasi nulla sulle proteste tanto quelle che avvengono in Cina, quanto quelle (ben più gravi) che sono state messe in atto nelle isolate regioni del Tibet. L’ultimo, significativo episodio, sull’ipocrita miopia dei paesi occidentali verso la la questione tibetana, è quello che ha visto il Dalai Lama accolto in Francia con pochi riguardi e dall’assenza di Sarkozy che in questo momento raprresenta nn solo la nazione francese, ma l’intera Unione Europea.
E così si è arrivati alla fine delle olimpiadi, il sipario è calato e probabilmente adesso il Tibet farà seriamente i conti con la vendetta cinese.
NN vorrei trovarmi al posto di quei poveri monaci tibetani.
Noi ovviamente nn ne sapremo un bel niente. Calerà una cortina di ferro sul destino immediato di questo popolo. Dovremo pensare al Tibet come ad uno dei tanti popoli oppressi(ce ne sono ancora tanti), ancora custodi di una cultura millenaria, forse troppo astratta e spirituale per poter sopravvivere al disumano materialismo della politica cinese.
Queste olimpiadi però nn vanno dimenticate e trovo, forse il modo migliore per nn farlo, ricordarsi del gesto compiuto da una atleta italiana, Margherita Granbassi, che simbolicamente chiude questa triste manifestazione sportiva.

E´ la prima atleta che protesta per il popolo tibetano e lo ha fatto
con un grande gesto simbolico, senza quel clamore che tutti volevano,
ma con un significato profondo. Nel linguaggio schermistico la maschera
è la difesa dal pericolo, dal nemico che ti colpisce senza pietà. Così
l´atleta italiana Margherita Granbassi, due bronzi alle Olimpiadi di
Pechino, ha preso una decisione. Donarla al popolo tibetano. Durante un
intervento a Sky, la fiorettista ha annunciato che donerà la sua maschera al Dalai Lama.
La stessa maschera indossata durante i tornei olimpici a Pechino. Un
regalo simbolico, che nel linguaggio di una schermitrice significa
difesa e protezione da un avversario che ti attacca. “La stessa
maschera che mi ha protetto a Pechino, vorrei che potesse servire a lui
per proteggere il suo popolo”.
Buon ritorno dalle vacanze

