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Il Blog d'informazione scolastica del Prof. Giuseppe Bettoliere

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Archivio per marzo 2009

Come dirlo

Pubblicato da scuolareport su marzo 15, 2009

La nascita di un figlio ci spinge ad essere o a diventare filosofi, o almeno un po’.

Nn importa tanto ciò che realmente si pensa del mondo, di sè, dell’esistenza, ma ciò che poi bisogna dire in proposito. Il dovere etico si associa con la ricerca di una forma di comunicazione sintetica e chiara.

E’ come a scuola insomma.

Il segreto sta nel dire ciò che si sceglie di dire rendendo il nostro discorso umano, comprensibile, chiaro. Gli alunni capiranno. Anche i figli capiranno.

Karl Jaspers diceva che la vita comunque andrà sarà un naufragio e ci sono situazioni-limite alle quali nn possiamo sottrarci.

Situazioni come quella di essere sempre in una situazione, di non poter vivere senza lotta e dolore, di dover assumere una irrimediabile colposità, che debbo morire, costituiscono quelle che io chiamo situazioni-limite. Sono come un muro contro il quale urtiamo e naufraghiamo. Non possiamo modificarle, ma solo portarle a chiarezza.”

Un’altro filosofo esistenzialista M.Heidegger scrive che il senso dell’esserci al mondo sta nel prendersi cura delle cose che incontriamo nel corso della nostra esistenza.

Nn solo di un altra persona, ma di tutto ciò che entra in qualche modo a far parte del nostro mondo.

Questo concetto di cura però nn indica solo una benevole attenzione che noi rivolgiamo verso gli altri, ma anche una fondamentale pre-occupazione che può intendersi come una indeterminata apprensione alla quale nn possiamo sottrarci e che è spesso causa di ansia e timore.

Insomma, ciò che entra a far parte della vita merita il massimo rispetto e attenzione, ci spinge a ripensare le cose per poterle meglio capire e meglio rispiegarle a chi più ci sta a cuore.

In un interminabile gioco che consiste in una faticosa ricerca, nn già della verità, ma della parola giusta che possa prima farci comprendere e poi spiegare almeno uno, un solo piccolo segreto tra i tanti che ci circondano.

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Natività

Pubblicato da scuolareport su marzo 9, 2009

Il viaggio-

Ancor vago,che siano fitte

o presagi, ma raccolte le naturali

cose, rotolai verso colei che sa e mi forza.

L’essere-

Se di luce straordinaria

Da serene acque pulviscoli d’argento

Braccia allungate mi attesero.

Il tempo-

Riposo. Il lento dispiegarsi

tra le scintille, quasi ombre intorno.

Un filo di fiato che

Si spezza e si ricompone.

La pioggia

Acqua scrosciante,onde,schiuma

la pelle tesa.

Il furore della meraviglia

Negli occhi limpidi di pianto.

L’amore-

Sia pur esso il dono La grazia sul pallido volto

o il rosa del seno.

L’aprirsi del giorno,il dolce cullarsi

Mi guardi,mamma, come se fossi io il mistero

e non tu.

La storia

Ora si fa più familiare l’evento

Di me o di altri non so

Quale storia si debba raccontare.

Nascemmo in mille e in mille morimmo.

Io, il più giovane, ebbi il tempo di dirlo

Altri, persero il fiato, e d’un colpo sparirono.

nascita

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Punti di vista

Pubblicato da scuolareport su marzo 1, 2009

— Professò, ma avete scelto voi di fare questo mestiere?

— Si, Perchè?

L’alunno guarda il prof. dritto negli occhi senza nascondergli il suo biasimo…..forse disprezzo

poi si allontana.


Il prof. sentendosi sfidato da quello sguardo fa pochi passi più avanti e gli ripropone la stessa domanda.

— Perchè me lo hai chiesto?

— Così.. io nn lo farei mai.

— Che lavoro faresti invece?

— Boh! Nn lo so. Ma questo mai.

—Tuo padre che lavoro fa?

— Vende giubbini di pelle a Londra. Fa il mestiere di mio nonno: il magliaro.

Lo sguardo va di nuovo a cercare dritto quello del prof.

C’è un tale orgoglio in quella risposta da lasciare il prof. ammutolito…..forse nuovamente umiliato.


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