Alunni nn si nasce, si diventa. Ormai è diventato un percorso obbligatorio, quasi tutti lo devono percorrere.
Quella di alunni però nn è una condizione permamente, infatti passa.
La nostra idea di scuola è cambiata molto negli ultimi tempi e i probabili sviluppi della scuola dell’autonomia aprono scenari davvero interessanti. Alcune cose però, quelle che si danno per scontate, sulle quali poco o nulla si riflette, o se se ne parla nn si immagina mai una vera e propria prospettiva di cambiamento, alcune di queste cose, dicevo, restano nel DNA della scuola italiana.
La nostra scuola infatti persegue lodevoli finalità educative e svariati obiettivi formativi, ma il più delle volte l’ossatura delle proposte didattiche resta la lezione frontale. E’ in aula infatti che si gioca gran parte della sfida educativa. L’impostazione della lezione in aula resta di stampo gentiliano: perchè il sapere si possa veicolare dal docente, o attraverso il docente agli alunni è necessario che questi siano in una condizione di subalternità: che siano appunto alunni.
Più gli alunni fanno gli alunni più l’insegnante è sodddisfatto. Bravi questi alunni..educati questi alunni…….ascoltano in silenzio questi alunni……ecc. ecc.. Tutti conosciamo gli effetti taumaturgici di simili affermazioni. L’alunno è bravo, è buono, è silenzioso, va aiutato. Forse è un po’ troppo accondiscendente, ma nn fa niente, almeno la sufficienza è garantita.
Qualcuno così equivoca e pensa che a fare l’alunno c’è sia tutto da guadagnare e persegue il nefasto scopo per tutta la vita.
Ci sono alunni talmente alunni che per capire che qualcuno, che nn siano i collaboratori scolastici, li considera prima di tutto delle persone impiegano i cinque anni di scuola superiore e nn sempre ci riescono. Colpa nostra, il più delle volte. Di noi, prof.
Educare all’autonomia, alla ricerca personale, alla dialettica e ad assumere un sano atteggiamento critico verso il sapere è compito difficile e rischioso.
Rischiamo di scoprire che nemmeno noi lo sappiamo fare e che alunni eravamo e alunni restiamo. Magari scegliendo da prof lo stesso tipo di scuola che proprio da alunni abbiamo frequentato.