Gli alunni giudicano i loro insegnanti molto più accuratamente di quanto lo facciamo noi nei loro confronti. Nn ho mai pensato,ad es., che entrare e uscire da un’aula possa trasformarsi in un gesto di routine. Nè che una lezione sia uguale per tutti. Il mestiere di insegnante presuppone un coinvolgimento emotivo ed intellettuale costante, come se fosse sempre la prima volta. Gli alunni hanno un modo di guardare, capire e parlarti che nn può lasciarci indifferente. Ad un certo punto la relazione si allarga e diventa una relazione umana, tra persone. Ciò accade però se vogliamo che accada. Se noi, insegnanti facciamo un passo avanti, se siamo disposti ad aprirci a questa relazione. Nn sempre succede. Nn è colpa dello stipendio troppo basso, della formazione nn sempre adeguata, del doppio lavoro o dei problemi familiari.
E’ colpa secondo me di una limitatezza umana, troppo umana che richiede una certa comprensione.
Le parole istruire ed educare indicano due cose diverse. Nel primo caso, si tratta di fornire conoscenze e competenze di base in grado di metterci in condizione di affrontare alcune delle sfide che la società ci pone. Educare invece vuol dire stimolare la crescita di un individuo sul piano intellettuale, morale e psicologico. Quest’ultimo ovviamente è un compito più difficile in quanto nn basta sapere, avere cioè un determinato bagaglio di conoscenze tecniche da trasmettere, ma impegnarsi ben altrimenti.
Per educare bisogna esser, tra le altre cose, d’esempio; sorridere e far sorridere; saper parlare anche d’altro, saper essere anche diverso dall’insegnante di tutti i giorni. Educare ci coinvolge completamente perchè è una relazione nella quale nn possiamo entrare in punta di piedi, ma tuffarci…… Oltre il registro, oltre i voti, oltre la spiegazione…….dopo questo c’è l’inizio quella relazione che riguarda il mondo dell’educazione. NN tutti ne sono capaci e nn vanno condannati per questo.
L’insegnante che sa istruire è già un buon insegnante, l’importante è che lo faccia con coscienza e professionalità.
Per questo vorrei che gli alunni nn giudicassero i loro insegnanti sempre con inflessibile severità. Che avessero per noi, umani, troppo umani, quella stessa stessa clemenza che spesso ci chiedono immeritatamente.
Un saluto alla quinta B