La scuola che vorrei dovrebbe fare un ulteriore passo avanti rispetto a quanto scrivevo sui libri di testo nel post precedente.
Si dovrebbe partire chiedendosi: I libri di testo servono più agli insegnanti o agli alunni?
I più cauti risponderanno ad entrambi, ma volendo esser franchi, si potrebbe arrivare a dire: servono molto di più agli insegnanti che agli alunni.
I libri di testo sono un fardello costoso, ridondante,superfluo.
Nella stragrande maggioranza delle scuole, il libro di testo rappresenta per lo studente l’unica fonte di apprendimento e per l’insegnante il solo veicolo di trasmissione di un sapere cristallizzato.
Viceversa la sostituzione di esso con una pluralità di fonti permette il confronto delle idee, l’acquisizione degli strumenti per impostare un sapere critico e quindi lo sviluppo della capacità di valutazione degli studenti.
Anzi, i libri di testo come unico sussidio all’insegnante rappresentano una vera
limitazione della libertà d’insegnamento.
Così il docente ritroverebbe una propria dignità didattica, in quanto sarebbe libero di impostare del tutto autonomamente la progettazione del curricolo scolastico.
Ciò ovviamente presuppone un’attività di ricerca e programmazione che va molto al di là di ciò che si fa oggi nelle scuole e che dovrebbe portare ogni docente alla padronanza e all’utilizzo di diversi strumenti didattici, tecnologie audio-visive e informatiche, oltre che ad un utilizzo, sempre valido, di materiale cartaceo (come fotocopie di testi da lui selezionati).
Inoltre, la facoltà da parte di ogni insegnante di poter rinunciare all’adozione del testo scolastico potrebbe contribuire a una liberalizzazione della concorrenza nell’elaborazione dei sussidi didattici, rendendoli migliori e continuamente evolventesi, in contrapposizione ad un “monopolio” che offre soluzioni preconfezionate alle quali la domanda è costretta ad adattarsi senza possibilità di replica. Questa incentiverebbe di più gli editori a migliorare qualitativamente proprio i libri di testo.
Il libro di testo a scuola, insomma, nn è assolutamente indispensabile, anzi visto che i prezzi lievitano ogni anno a confronto di un’offerta didattica sempre meno rispondente a reali esigenze pedagogiche e sempre più a criteri di marketing, la possibilità da parte di un docente di poterne fare a meno risulta una valida alternativa nel contesto di una scuola dell’autonomia destinata sempre più chiaramente una realtà in grado di sperimentare ed innovare ai più alti livelli.
Ma pochi dirigenti avrebbero oggi il coraggio di spingersi così avanti sulla strada dell’autonomia.