La fine dell’anno a scuola è divisa in due parti: nella prima ci sono quelli che se la godono e nella seconda quelli che soffrono.
Quelli che passeggiano per i corridoi scambiandosi cordiali pensierini e quelli che girano per i corridoi con la testa china sul libro mentre studiano per l’ultimissima interrogazione. Quelli che scherzano con i professori, come si fa con un degno rivale alla fine di una gara, e quelli che vorrebbero ucciderli, come si fa con il peggiore dei nemici. Quelli che approfittano di un clima disteso per provarci con l’ennessima ragazza e quelli che cercano finalmente di trovare la parola giusta con la stessa ragazza di sempre. Quelli che nn mollano e quelli che hanno già mollato.
I seri e i faceti. Ci sono quelli che entrano ed escono dalle aule con lo stesso registro, gli stessi libri, la stessa espressione dell’inizio dell’anno, come se con la fine della scuola il mondo nn stesse per cambiare radicalmente e quelli che invece vanno piano, con le mani in una tasca e la maglietta a strisce, come se il mondo aspettasse ormai solo il loro arrivo. Ci sono quelli che diventano più buoni e quelli che diventano più cattivi.
Le vittime e i carnefici. Ci sono quelli che lasciano scritte sui muri per ritrovar se stessi e quelli che riempiono i muri di scritte giurando di nn ritornar più. Quelli che mettono i voti come se fossero premi e quelli che li mettono come se fossero prezzi.
Ci sono gli avari e i prodighi. Quelli che pensano che la salvezza sia nel registro e quelli che brucerebbero tutti i registri. L’entusiasta e il disfattista. Quelli che hanno perso la voglia e quelli che ricomincerebbero subito daccapo. Fancazzisti, pigri, permalosi e testardi.
Quelli che fanno i conti e quelli che fanno i video.
Quelli che pensano che anche i prof hanno un’anima, e quelli che sono certi che l’hanno presa agli alunni.
Gli ignavi e gli inncontinenti. Infine ci sono gli scrutini.
A me piace solo l’inizio, diciamo così, odio proprio la fine.
Nn sono pazzo o almeno lo spero.
Buon week end


