Alunni superdotati? 
Spesso distratti, si annoiano durante le lezioni. In molti casi sono addirittura a rischio di insuccesso scolastico e alcuni abbandonano gli studi. Per loro le ’normali’ lezioni sono banali. I problemi derivano dal fatto che sono più intelligenti degli altri alunni e da una scuola che, almeno in Italia, non sa come interessarli. Si tratta dei cosiddetti alunni ’talentati’, cioè particolarmente dotati: piccoli geni che potrebbero fare la fortuna del Paese ma che spesso non vengono neppure individuati e valorizzati.
Secondo il la Commissione europea nelle classi italiane ce ne sono un numero compreso fra 200 e 700 mila, ma gli insegnanti non hanno neppure gli strumenti per riconoscerli.
In Italia non esiste una legislazione che affronti la questione, non ci sono strumenti specifici per l’individuazione dei ragazzi dotati di talenti particolari e mancano, di fatto, percorsi mirati per chi mostra capacità al di sopra della norma. In più, gli insegnanti sono impreparati ad affrontare questi ’casi particolari’.
La raccomandazione del Consiglio d’Europa. La raccomandazione insiste sulla necessità di offrire a questi alunni il sostegno di cui hanno bisogno. ’Esistono alunni con bisogni particolari – si legge nel documento – per i quali occorre adottare disposizioni speciali. Gli alunni superdotati sono fra questi, essi devono potere beneficiare di condizioni di insegnamento appropriate che permettano loro di mettere pienamente in atto le loro potenzialità, nel loro interesse e in quello della società. Nessun Paese può permettersi di sprecare dei talenti .
(penso l’impossibile)
Gli alunni superdotati in Italia. Nell’ordinamento scolastico italiano, per questi soggetti, non esistono neppure percorsi particolari da seguire: ’misure di arricchimento’ o ’attività extrascolastiche paricolari’. Nel nostro paese i talentati seguono le lezioni accanto ai loro compagni ’normalì e non possono neppure accorciare il loro percorso scolastico di uno o più anni. E gli insegnanti? Non hanno nessun obbligo di promuovere o acquisire particolari competenze sugli eventuali talenti che si trovano i classe.
Le strategie degli altri Paesi. In metà dei Paesi esaminati le cose vanno diversamente. Nel Regno Unito i superbravi hanno la possibilità di iscriversi in corsi potenziati. Gli alunni per l’apprendimento delle diverse discipline possono essere suddivisi in gruppi omogenei o possono seguire corsi extrascolastici di ’arricchimento’. In ogni caso ai piccoli geni viene offerta la possibilità di accorciate il percorso di studi tradizionale. In Francia è possibile suddividere gli alunni di una stessa classe ’in livelli’. E in alcuni casi gli alunni possono seguire sezioni con insegnamento differenziato: sport, musica e danza per coloro che manifestano un talento particolare in questi ambiti. In Spagna è invece possibile saltare anche tre anni rispetto alla durata ordinaria dei percorsi di studio.
(penso che sono un genio)
I due modelli teorici. Tutti i paesi concordano nell’offrire agli alunni particolarmente dotati qualche chance in più. Ma esistono attualmente due visioni contrapposte: una ’integrativa’e l’altra ’segregativa’. Il primo modello si caratterizza per una politica inclusiva per la presa in carico dei giovani ’dotati’: niente definizioni né strategie o misure didattiche particolari. Gli esponenti più convinti della bontà di questo approccio sono quattro pesi nordici: Norvegia, Svezia, Finlandia e Islanda.
Il secondo modello adotta un approccio ’altamente selettivò con definizioni criteri di appartenenza e strategie ben definite. E’ il caso di Polonia, Lettonia e Repubblica Ceca. Molti paesi adottano un modello integrato in ambiente scolastico con la formazione di gruppi separati. In Italia siamo fermi ai piani di studio personalizzati inventati dalla Moratti, ma quasi irrealizzabili i classi superaffollate.