Una volta ho già scritto che ci sono pensieri che si impongono nella nostra mente con forza, malgrado la nostra volontà. Ci sono casi di persone che ne diventano schiavi e quando essi raggiungono livelli incompatibili con le normali attività quotidiane gli specialisti le chiamano ossessioni.
Non sempre però questi pensieri dominanti si trasformano in patologie ossessive, qualche volta sono delle gradite compagnie che ci fanno visita e ci accompagnano per un tratto di strada.
Marcel Proust le chiamò intermittenze del cuore.
Ricordi cioè che tornano alla mente perchè richiamati da taluni avvenimenti, da un semplice odore, ad es., di un dolce che la nonna ci preparava da bambini. Dalla vista di un oggetto, da una parola detta, da uno sguardo particolare che riaccende in noi un’emozione conosciuta.
Poesie intere o pochi versi sono per alcuni un pensiero che torna con forza, malgrado la volontà.
Io sono tra questi.
La pioggia di oggi ha riacceso in me una nuova intermitttenze del cuore. Mi sono tornati alla mente i versi di un poeta che è stato per tutta la vita un eterno fanciullo. Versi che credevo sepolti in un vecchio libro comprato per pochi soldi su una bancarella di port’alba ad appena un mese dal compimento dei miei diciotto anni.
Ma non utilizzo il blog per scrivere di me, non è di me che intendo parlare. La poesia si chiama pioggia e il poeta Federico Garcia Lorca.
