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Archivio per 17 marzo 2008

Studenti teppisti e banali

Pubblicato da scuolareport su marzo 17, 2008

«Studente in gita scolastica spaventa abitanti con pistola giocattolo e tira pugni».

diciannovenne (ripetente, si suppone) si è difeso davanti ai carabinieri che l’hanno denunciato sostenendo che «voleva solo far divertire un po’ i suoi compagni di classe».

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il titolare dell’Hotel Turin di Aosta, Giorgio Sozzi, che – dopo aver ospitato l’ultima scolaresca – ha deciso di rendere il suo albergo off limits a questo tipologia di clientela. Cosa lo ha convinto? «Finestre frantumate, porte scardinate, lavabi rotti e ogni tipo di vandalismi…».

Ma perché i ragazzi si scatenano?

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«L’essere in gruppo allenta i freni inibitori e poi sempre più spesso si ha una voglia di protagonismo in assoluto che va ben oltre il limite dell’educazione e del rispetto. Bisogna anche dire inoltre, che spesso i docenti avallano certi comportamenti con un “lasciar fare” che conferma la stessa inettitudine di cui sono colpevoli in classe.

Così sono sempre di più i capi d’istituto che annullano le gite scolastiche sia per ragioni di «ordine pubblico», sia perché è diventato arduo trovare un docente-accompagnatore disposto a fare da capro espiatorio per le bravate del Pierino di turno.

«Ogni anno – denuncia l’ufficio tecnico del museo degli Uffizi di Firenze – registriamo migliaia di euro di danni, a seguito delle visite di scolaresche non adeguatamente preparate per visitare opere e ambienti dall’alto valore storico e artistico». Va oltre Vittorio Sgarbi: «Portare i ragazzini nei musei è inutile, anzi dannoso».

Contro le gite scolastiche si schiera anche Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione nazionale presidi: «I professori corrono rischi enormi. Non è giusto che si trasformino in poliziotti per tenere sotto controllo i più esagitati».

«Le gite scolastiche sono lezioni a tutti gli effetti che però si svolgono all’esterno delle aule; ragion per cui gli indisciplinati vanno puniti col 7 in condotta», precisa il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Fioroni.

Pubblicato in: La scuola di cui si va parlando | Lascia un commento »

 
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